Il
calcolo delle aree ed il teorema di Torricelli Il contenuto è liberamente utilizzabile purché ne venga citata la fonte. (a cura del Prof. Dante Borelli, docente di matematica all'Istituto "G.Galilei" di Mirandola, Modena)
Premessa Con
questo articolo intendo riformulare un noto teorema dellanalisi
infinitesimale, per cercare di far superare agli studenti
la difficoltà nel comprendere la distinzione tra
integrale indefinito e integrale definito. Sono
della convinzione che queste difficoltà siano
principalmente legate al tipo di notazione utilizzata e
che non ci sia assolutamente bisogno di definire una area
piana attraverso il termine integrale definito,
e che ci si possa limitare a continuare a chiamarla
area. In altri
termini non vedo assolutamente la necessità di
utilizzare la tesi del teorema di Torricelli (o
Torricelli-Barrow per alcuni autori) già fin nelle
premesse del calcolo delle aree. Per quale motivo si deve
utilizzare il bellissimo risultato del teorema già fin
nelle sue ipotesi? Secondo
me la dicitura integrale indefinito deve
essere rimandato il più possibile e comparire solo alla
fine della dimostrazione del teorema che spiega come
calcolare operativamente le aree sottese dalle funzioni
in un intervallo. Di
seguito viene presentata una possibile alternativa alla
presentazione e dimostrazione del teorema fondamentale
del calcolo integrale, risaltandone, se possibile, limportanza
e la bellezza.
Un
approccio possibile al problema consiste nel dividere lintervallo
[a,b] in n parti uguali e di considerare i rettangoli
iscritti e circoscritti alla funzione (vedi figura 2).
Ogni
rettangolo ha una base di ampiezza h=(b-a)/n. Consideriamo
ore le seguenti somme:
dove mi
indica il minimo ed Mi indica il massimo della
funzione nelliesimo intervallino. sn
è allora il valore totale dellarea dei rettangoli
inscritti, mentre Sn quella dei rettangoli
circoscritti. Intuitivamente
si può capire come maggiore sia il numero delle parti in
cui viene diviso lintervallo [a,b], minore è lerrore
che si commette nel considerare sn (o Sn)
come larea sottesa dalla funzione. Facilmente
si può dimostrare che larea A sottesa dalla
funzione nellintervallo [a,b] vale:
Dimostriamo
ora il Teorema della Media Ipotesi:
sia f(x) una funzione continua su [a,b] e positiva Tesi:
larea (A) sottesa dalla funzione su [a,b] è uguale
alla base (b-a) per una opportuna altezza f(c), cioè A=(b-a)f(c) dove c è
un punto compreso in [a,b] Dimostrazione:
indichiamo ora con m il
minimo della funzione f(x) in [a,b], M il
massimo n il
numero di parti uguali in cui dividiamo [a,b] h=(b-a)/n,
la misura di ogni singolo intervallino mi
il minimo della funzione f(x) su ogni intervallino, con i
= 1,2,
,n si ha
evidentemente
sommiamo
ora i termini delle disequazioni precedenti
moltiplichiamo
ora il tutto per h
sostituiamo
ora h=(b-a)/n e semplifichiamo (b-a)m<
sn <(b-a)M
(2) applichiamo
ora ai termini dalla (2) il limite per n tendente a più
infinito, cioè
Il primo
ed il terzo limite sono indipendenti da n, mentre il
limite centrale per la (1) vale A perciò (b-a)m<A<(b-a)M. Esiste
quindi sicuramente un numero l, compreso tra m ed M tale
per cui A=(b-a)l.
Daltra parte, essendo la funzione f(x) continua su
[a,b], esiste un
numero c, in tale intervallo, tale che f(c)=l e quindi A=(b-a)f(c)
che è quanto volevamo dimostrare. Dimostriamo
ora il Teorema di Torricelli Premessa:
Sia f(t) una funzione ausiliaria, ottenuta da f(x) con un
semplice cambio di variabile e indichiamo
con F(x) larea sottesa dalla funzione f(t) (vedi
figura 3), con a prefissato ed x variabile in [a,b]
Ipotesi:
sia f(x) una funzione continua su [a,b] e positiva Tesi:
F(x)=f(x) Dimostrazione:
indichiamo ora con F(x+h) larea sottesa dalla
funzione f(t) da a ad x+h (vedi figura 4), con a
prefissato
Riassumendo: F(x)=A1
F(x+h)=A1+A2 Larea
A2, per il teorema della media, vale A2=(x+h-x)f(c),
con x<c<x+h perciò F(x+h)-F(x)=
A1+A2-A1=A2=hf(c)
(3) se
dividiamo ora la (3) per h, tralasciando i passaggi
intermedi, ed applichiamo il limite per h tendente a zero
si ottiene evidentemente
Ora il
primo termine della (4) altro non è che la definizione
di F(x), mentre il secondo termine vale f(x), poiché,
come indicato prima, x<c<x+h. La (4)
quindi è la tesi del teorema, cioè F(x)=f(x). Conseguenza: Se F(x)=f(x),
allora
Calcoliamo
ora F(a) ed F(b)
esplicitando
c dalla (5) e sostituendo il risultato nella (6) si ha
dove F(b),
altro non è che il valore dellarea sottesa dalla
funzione f(t) in [a,b]. Conclusione La
relazione (7) ci dice, quindi, come sia possibile,
attraverso lintegrale indefinito, calcolare
operativamente il valore di una area sottesa da una
funzione f(x) continua e positiva in un intervallo (a,b);
a questo punto si ricorda che la notazione comunemente
usata per il risultato della (7) è la seguente:
|